I FIORI DI DICEMBRE

E’ il buio la caratteristica dell’ultimo mese dell’anno. E con tanto buio è difficile che le fioriture siano tante…

Nonostante tutto, però, i raggi obliqui della nostra stella riescono a colorare di lilla i rami verde scuro del Rosmarino (Rosmarinus officinalis L.), che in questa stagione riprende a vegetare. Il Rosmarino, come molte altre piante della flora mediterranea con cui condivide le pareti rocciose più esposte al vento e al sole, si è adattato a questi habitat mettendo in atto alcune strategie che riguardano soprattutto l’apparato fogliare: le foglie strette e gli oli essenziali in esse contenuti evitano la disidratazione nei lunghi periodi siccitosi.

Ma gli oli essenziali non si limitano ad aiutare le piante che ne sono provviste a superare lo stress idrico e nutrizionale; essendo irritanti, e in alcuni casi anche tossici per gli erbivori, servono anche ad evitare il pascolamento.

Nel basso Mediterraneo, i terreni soleggiati delle garighe o dei boschi molto radi sono punteggiati dal violetto del Giaggiolo a foglie strette (Iris unguicularis Poir.), che inizia la sua fioritura proprio in dicembre. In Italia è presente in Puglia, Toscana e Liguria. E’ una specie ricca di forme locali, che possono dare origine a sottospecie. Le forme nordafricane sono molto più vistose di quelle greche o di quelle presenti nelle nostre regioni.

I fossi e i microhabitat più umidi ospitano i “mazzetti” di fiori bianchi dell’Aglio triquetro (Allium triquetrum L.), una piccola liliacea molto comune che prende il nome dalla sezione triangolare del suo scapo fiorale.

I fiori che nessuno può ignorare in dicembre sono indubbiamente quelli dell’Acetosella gialla (Oxalis pes-caprae L.), pianta aliena estremamente invasiva che occupa tutto lo spazio possibile nei terreni a colture arboree, dai frutteti ai vigneti, agli oliveti. Originaria dell’Africa meridionale, è arrivata, non si sa se per errore o per volontà, nel bacino del Mediterraneo nel XVIII secolo. Si dice, ma non è certo, che sia giunta in Italia insieme a piante di olivo spagnole.

I fiori giallo zolfo che colorano i campi invasi dall’Acetosella non riescono a produrre capsule, perché nel bacino del Mediterraneo si è diffusa solo una delle tre forme fiorali; essendo impossibile l’autoimpollinazione, la pianta si riproduce solo per mezzo dei bulbilli.

In questo periodo possiamo anche lasciarci affascinare dalle “fioriture” dei licheni. Mi permetto di usare un termine del tutto improprio per questo fenomeno biologico di simbiosi fra fungo e alga, perché in questo momento di clima grigio le cortecce degli alberi, le rocce e spesso anche i tetti delle case brillano degli arancioni, dei verdi e dei grigi dei licheni crostosi e fogliosi, mentre si allungano le “barbe di bosco” che rendono magiche le atmosfere delle foreste mediterranee.

E’ l’umidità che caratterizza questo periodo dell’anno che permette a queste forme di vita di espandersi e riprodursi. Sono circa 17.000 le specie di licheni, ossia di funghi che partecipano all’associazione lichenica e che appartengono in larghissima maggioranza agli Ascomiceti (Ascomycetes) e solo in pochi casi ai Basidiomiceti (Basidiomycetes). Le alghe che concorrono alla simbiosi sono alghe azzurre (Cyanophyta) o alghe verdi (Chlorophyta).

I funghi dei licheni non si trovano quasi mai in natura senza la loro alga simbionte, mentre le alghe che si incontrano in unione lichenica possono essere trovate anche in colonie pure.

Penso sia interessante sapere che nella riproduzione sessuata dei licheni sono solo i funghi che si riproducono sessualmente, mentre le alghe si riproducono solo per via asessuata.

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