I FIORI DI GENNAIO

Bucaneve (Galanthus nivalis)

Gennaio, il mese più freddo. Il giorno comincia piano piano a guadagnare tempo sulla notte. Gli alberi decidui, ormai privi di foglie, mostrano le loro strutture frattaliche; molti sempreverdi durante l’ultima vegetazione hanno allungato e diretto i loro rami a terra formando una cupola che li aiuta a chiudersi ai freddi venti invernali; le erbe spuntate con le piogge autunnali restano basse e iniziano le giornate coperte di brina. Il sonno invernale, approfittando delle brevi giornate, sembra aver steso il suo manto su tutto il nostro emisfero. Sembra. Ma non è prorio così. Avvicinandosi agli alberi vediamo le gemme pronte ad aprirsi appena la lunghezza del giorno e la temperatura daranno loro il via. Anche le erbe mostrano dei “bottoni” che presto cominceranno a coprirsi di corolle colorate.

I boschi innevati di latifoglie, i cespuglieti e i prati del nord della nostra penisola vedono spuntare delicate corolle bianche: sono i Bucaneve (Galanthus nivalis), piante bulbose appartenenti alla famiglia delle Amarillidacee,  che nell’Italia centro-meridionale tendono a divenire specie montane. Esemplari di questa specie provenienti dalle zone selvatiche dell’Italia alpina, furono introdotti in Inghilterra dalla Regina Elisabetta I. Attualmente il Bucaneve è celebrato come segno della Primavera imminente in tutte le Isole Britanniche.

Ma gennaio non vede solo fiori che spuntano dalla neve. Approfittando di microclimi favorevoli alcune specie più impazienti cominciano le loro fioriture senza aspettare che l’aria divenga più tiepida. La Barlia (Barlia robertiana) è la prima orchidea dell’anno ad aprire i suoi fiori. La sua infiorescenza rosa violaceo è densa e cilindrica, porta numerosi fiori piuttosto grandi e delicatamente profumati. E’ una specie molto comune, vive in ambienti anche molto diversi fra loro: prati, sottobosco, incolti e perfino ai margini delle strade.

Barlia (Barlia robertiana)

Gli ambienti più esposti e aridi cominciano a colorarsi del giallo dello Sparzio villoso (Calicotome villosa) che preferisce le zone litoranee o quelle interne con clima arido fino a 1200 m s.l.m. Troviamo questo arbusto, che si difende dal pascolamento con spine robuste, su suoli acidi nelle garighe, nelle macchie degradate da incendi, nei luoghi rocciosi e assolati. Lo sparzio villoso resiste anche ai venti salmastri ed alla forte insolazione. E’ una pianta pioniera molto efficace nel consolidamento di terreni franosi.

Meno resistente e più amante delle zone ombreggiate e piuttosto umide è la Lentaggine (Viburnum tinus), un arbusto sempreverde che viene coltivato anche come pianta ornamentale per le sue foglie lucide e dense e la particolare infiorescenza bianco rosata dalla lunga fioritura. Forma macchie e siepi compatte, che in primavera possono ospitare i nidi di quei piccoli uccelli canori che amano nidificare nella fascia intermedia delle zone boscate o nei cespugli dei giardini come le capinere e i pettirossi o i merli.

Lentaggine (Viburnum tinus)

Nonostante le scarsissime fioriture, Gennaio può contare sugli splendidi colori delle innumerevoli bacche che in questo periodo dell’anno aiutano uccelli e mammiferi a superare l’inverno. I rossi dei cinorrodi delle Rose canine (Rosa canina), delle bacche dei Biancospini (Crataegus monogyna), del Pungitopo (Ruscus aculeatus) e della Salsapariglia (Smilax aspera); i viola delle bacche del Mirto (Myrtus communis) e dei Ginepri comuni (Juniperus communis) o il rosso scuro delle galbule dei Ginepri feniceo (Juniperus phoenicea) e rosso (Juniperus oxycedrus).

Insomma, anche se è freddo e il vento ci scompiglia i capelli, uscire dalle città per girare per campagne, passeggiare vicino ad acque salate o dolci, ferme o correnti, addentrarsi nei boschi significa sempre scoprire cose nuove e godere di colori e profumi inattesi e a volte incredibili. E allora, muniti di berretti, sciarpe e guanti, dirigiamoci subito verso l’uscio…

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