LE FORME E I COLORI DELL’ACQUA

Tanti gli anni passati dall’ultima volta che scivolavo sull’acqua seduta sul bordo di uno Zodiac o alla sua guida.  Ho sempre amato molto i gommoni per le trasferte in mare perché sono così tanto prossimi all’acqua da farti sentire in mare già prima di tuffarti. Stavolta, invece, dovevo stare molto attenta a non finirci dentro perché quelle su cui Sigurtur, la nostra guida vichinga, ci faceva scivolare, non erano le consuete acque del Mediterraneo ma le gelide acque dell’Atlantico settentrionale. Stavamo zigzagando fra gli iceberg staccati dal ghiacciaio più grande dell’Islanda, il Vatnajökull.  Iceberg “piccoli”, che mostravano comunque tutte le caratteristiche di quelli enormi che si staccano dalla banchisa polare. Il fascino che emanano questi grandi blocchi di ghiaccio e neve compressa è stupefacente.

Dietro il primo stupore nascono presto gli interrogativi. Perché alcuni sono striati di nero? Ricordi di eruzioni in una terra in cui i vulcani spuntano da ogni dove e nella quale molti campi di lava non hanno fatto ancora in tempo a coprirsi di vegetazione? No, quelle che vediamo sono righe causate dalla sabbia nera delle spiagge vicine, che riesce anche a coprire tutto il ghiacciaio quando il vento artico soffia forte da nord. Via via che gli iceberg si sciolgono, restituiscono poi al mare la sabbia che le sue onde hanno creato frantumando, con il loro moto incessante, piccoli e grandi pezzi di nera lava basaltica.

In questa baia gli iceberg possono raggiungere anche i 20 metri d’altezza; considerando che solo un decimo della loro altezza è visibile, ci rendiamo conto che il nostro Zodiac deve procedere con cautela se non si vuole giocare al Titanic!

Le forme che ogni singolo pezzo di ghiaccio mostra non sono mai identiche: forme aguzze o stondate, lunghe e schiacciate o pinnacolari; alcuni mostrano lunghi tunnel che possono essere percorsi con estrema circospezione.
Anche le diverse tonalità di azzurri più o meno delicati che si alternano al bianco puro generano domande. Non sempre la neve si posa in modo uguale e la temperatura, durante o dopo le nevicate, può essere più o meno rigida. Anche la pressione a cui vengono sottoposti i diversi strati nevosi che si accumulano in un ghiacciaio tanto grande e profondo non è mai la stessa. Questo gioco di mutevoli condizioni regala all’acqua solida diverse opportunità di rifrangere la luce che la sfiora o la penetra. Ed ecco che i blocchi di ghiaccio riescono ad essere segnati da righe diversamente “colorate”. La guida ci spiega che i blocchi con più azzurro sono quelli che si sono staccati più di recente dal ghiacciaio e che con il passare del tempo tendono a diventare più bianchi ed uniformi.

Così, scivolando fra le diverse forme e i mutevoli colori dell’acqua, salutiamo una foca comune sdraiata su un minuto iceberg piatto che ci guarda curiosa e incurante del freddo. Si crogiola al sole e si lascia fotografare come una modella ormai abituata ai paparazzi. Altre, più timide, si limitano a guardarci, curiose, fra un tuffo e l’altro.

Foca comune (Phoca vitulina).

È sotto il ghiacciaio che ci rendiamo conto del nostro essere piccoli. Sentire lo schianto delle masse d’acqua ghiacciate e vedere il loro tuffo in mare è talmente impressionante da fermare la mano che fotografa. Sapere che quel ghiacciaio solo fino a dieci anni fa si protendeva in mare dividendo la baia a metà ci fa riflettere, ancora una volta, sulla responsabilità che lo stile di vita di ognuno di noi ha sulla vita del Pianeta.

A partire dal ghiacciaio, gli iceberg, attraversando la baia, si consumano e finiscono la loro esistenza di acqua solida approdando su una grande spiaggia nera.  I pezzi più piccoli, ormai trasparenti, mostrano le bolle d’aria che contengono, regalando nuove opportunità di incontro fra la luce e l’acqua: nuovi giochi prima di tornare acqua salata.

Piccoli pezzi di ghiaccio, ultime vestigia dei grandi iceberg, si sciolgono sulla spiaggia composta da ciottoli di basalto nero smussati dalle onde.

E mentre lasci la Ice Lagoon alle tue spalle, pensi che anche tu sei fatta quasi tutta di acqua, meno fredda e di altra forma. E continui a camminare, in attesa di tornare all’acqua che ti ha generato.

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